DONNE ERETICHE?

Nel cuore del tumultuoso periodo noto come il Medioevo, un’importante e spesso trascurata dimensione di sfida all’ordine ecclesiastico e sociale emerge attraverso i movimenti ereticali femminili. Questi movimenti, condotti da donne coraggiose e visionarie, rappresentavano una manifestazione di resistenza e rinnovamento religioso senza precedenti. Dalle beghine alle catari catari, queste donne intrapresero un audace cammino per esprimere la propria spiritualità, affermare l’autonomia e ribellarsi alle restrizioni imposte dalla Chiesa e dalla società patriarcale. Questa sezione si propone di esplorare l’ascesa, lo sviluppo e l’importanza di tali movimenti ereticali femminili nel contesto del Medioevo europeo, sottolineando il coraggio e la determinazione delle donne che li guidarono e l’impatto che ebbero sulla storia religiosa e sociale dell’epoca.

(AI, con la collaborazione degli esseri umani)

La diffusione dei movimenti ereticali femminili in Italia

La Resistenza delle donne eretiche non nasce con fini eversivi, anzi, il principale scopo perseguito dalle donne aderenti ai movimenti ereticali è quello di poter diventare una parte attiva nella comunità religiosa di cui fanno parte.Le prime donne ad essere dichiarate eretiche volevano solamente trovare un modo per comprendere la Bibbia scritta in latino e, dato che la Chiesa lo proibiva, erano costrette a riunirsi segretamente. Grazie al coraggio di alcune donne, le quali, imitando le gesta degli apostoli viaggiano per diffondere il loro pensiero, i movimenti eretici si espandono.

Galleria curata da Sara De Pol, 3G

LE STREGHE

La credenza della stregoneria, cioè l’insieme delle pratiche messe in atto da alcune donne considerate al servizio del diavolo, era già sviluppata ai tempi dei romani, ma solo intorno alla fine del 1400 inizia a svilupparsi la convinzione che rappresentino una vera e propria minaccia. Le donne considerate streghe erano per lo più donne non sposate, straniere, indipendenti e, in alcuni casi, semplicemente delle guaritrici. Quest’ultime erano mal viste dalla Chiesa siccome andavano “contro la natura”: curando e praticando aborti cercavano di modificare il corso della natura e, di conseguenza, il volere di Dio.
Le streghe venivano accusate di stringere patti e avere rapporti con il diavolo, il che avrebbe garantito loro poteri magici che utilizzavano a loro vantaggio per controllare la salute degli uomini e la natura. Sempre più spesso, proprio alle streghe verrà attribuita la responsabilità delle disgrazie che si abbattevano sulla società (carestie, epidemie, periodi di siccità..).
Naturalmente ciò che facevano queste donne era differente da come veniva interpretato dalla comunità e dai pregiudizi dell’epoca. Una donna che conosceva l’applicazione dei medicinali era vista come una donna che possedeva una certa conoscenza e, quindi, una forma di potere che poteva mettere in crisi il ruolo delle autorità costituite. Si sviluppò l’idea che bisognasse reprimere questa minaccia: iniziò così una vera e propria caccia alle streghe, cioè una persecuzione promossa al fine di evitare l’indebolimento delle autorità.

(Chiara di Marino, 3L)

L’INQUISIZIONE E LE TORTURE

L’Inquisizione è un tribunale ecclesiastico che giudica gli eretici e le eretiche e utilizza anche la tortura per far confessare i sospettati. La sua nascita risale al 1184 grazie alla bolla “Ad Abolendam” di Papa Lucio III. I tribunali dell’Inquisizione erano affidati per lo più all’ordine dei frati Domenicani. Le donne accusate di eresia venivano spesso torturate per estorcere confessioni, ma anche per proteggerle dalla loro supposta incontrollabilità e per esporle alla vergogna. La tortura veniva utilizzata solo in casi estremi, quando l’accusata continuava a cambiare opinione durante la testimonianza oppure c’erano gravi indizi della sua colpevolezza.
(Alessia Serra, 3G)

Infografica interattiva e galleria fotografica a cura di Alessia Serra, 3G

I processi alle streghe furono una costante nell’Europa del XVI e del XVII secolo, quando cattolici e protestanti mandarono a morire sul rogo molte donne, “colpevoli” soltanto di non seguire la morale del tempo, di essere troppo libere e indipendenti o di possedere conoscenze che gli altri non avevano. In quel periodo si impose la convinzione che la stregoneria fosse opera del Diavolo per allontanare gli esseri umani da Dio. Il processo si divideva in diverse fasi: la denuncia, l’inchiesta e il processo vero e proprio. La denuncia poteva avvenire sia da parte di un accusatore che aveva delle prove, sia da parte di uno senza prove. Dopo l’inchiesta l’imputato non poteva sapere né per cosa era stato accusato né chi fossero i testimoni fino al processo. Per ottenere delle confessioni certe, si usavano spesso le torture: le più comuni erano il rogo, l’ordalia dell’acqua, la privazione del sonno o lo schiacciamento progressivo. Alcune streghe resistevano alle torture e venivano rilasciate, altre non ce la facevano e confessavano anche reati non commessi, per evitare di soffrire.

(Daniela Russo, 3L)