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La forma del maschio

Lecture performance

di e con: Gioele Peressini
a partire dal volume Mascolinità devianti: dall’ex Litorale austriaco all’ex Venezia Giulia di Marco Reglia
consulenza storica Marco Reglia
sguardo esterno Giulia Bean
collaborazione grafica Alessandro Virgilio Mosetti
produzione Quarantasettezeroquattro

promosso all’interno del progetto “Devianti. Storie di corpi e identità non conformi. 1900-1950”.
Realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia. Avviso storico etnografico progetti per studi e ricerche – anno 2024

Un viaggio performativo che attraversa archivi, testimonianze e silenzi per restituire voce ai corpi omosessuali repressi nella Venezia Giulia tra Otto e Novecento, mostrando come Impero asburgico, fascismo e nazismo abbiano costruito il proprio potere attraverso il controllo delle mascolinità non conformi.

CORPI SORVEGLIATI, STORIE CANCELLATE

La forma del maschio è un’indagine performativa sulla repressione dei corpi devianti e delle mascolinità non conformi, incarnate storicamente dal corpo omosessuale. Un viaggio nella Venezia Giulia tra fine Ottocento e metà Novecento, dove l’eredità asburgica, la repressione fascista e l’occupazione nazista hanno imposto una sorveglianza costante sui confini e sui corpi che sfuggivano alla norma, rappresentando quindi una minaccia alla mascolinità dominante e per l’ordine sociale.
Ogni regime che attraversa la Venezia Giulia – impero, nazione, dittatura – ha costruito e rafforzato il proprio potere anche attraverso il controllo dei corpi. Il corpo deviante diventa così un laboratorio di sperimentazione del potere, terreno fragile e incandescente su cui testare tecniche di disciplinamento poi estese all’intera popolazione. 

IL POTERE E IL CONTROLLO DEL CORPO

Il progetto si fonda su un accurato lavoro di ricerca storica e archivistica, a partire dal volume Mascolinità devianti: dall’ex Litorale austriaco all’ex Venezia Giulia di Marco Reglia. Documenti giudiziari, fonti orali, testimonianze e materiali d’archivio diventano parte integrante della narrazione, per comprendere come la società abbia costruito, nel tempo, le categorie di normalità e devianza. La narrazione dà voce a corpi che hanno infranto le regole della mascolinità dominante – virile, guerriera, conforme – e che proprio per questo diventano minaccia, scandalo, prova vivente di un altro possibile.

La performance affronta anche la dimensione culturale della costruzione della mascolinità,  mettendone in luce le regole implicite e le strategie di controllo sociale. Restituendo voce alle microstorie cancellate dalla macrostoria, La forma del maschio mostra come la sopravvivenza stessa potesse diventare un atto politico e come le vite marginalizzate possano oggi parlare di resistenza e identità. Non solo un racconto di storia, ma uno spazio di confronto critico su genere, potere e discriminazione: lo spettacolo invita gli spettatori a interrogare il passato e a toccare con mano i materiali d’archivio.

durata 60 minuti