{"id":1507,"date":"2014-02-11T11:00:20","date_gmt":"2014-02-11T11:00:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quarantasettezeroquattro.it\/?p=1507"},"modified":"2014-02-11T11:03:03","modified_gmt":"2014-02-11T11:03:03","slug":"giorno-del-ricordo-una-riflessione-sulle-vite-degli-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.quarantasettezeroquattro.it\/progetti\/giorno-del-ricordo-una-riflessione-sulle-vite-degli-altri\/","title":{"rendered":"GIORNO DEL RICORDO – UNA RIFLESSIONE SULLE “VITE DEGLI ALTRI”"},"content":{"rendered":"

LE VITE DEGLI ALTRI<\/b><\/h2>\n

Il confine italo-jugoslavo tra racconti, immagini e rappresentazioni<\/b><\/h2>\n

Portogruaro – Sala del Consiglio comunale – 9 febbraio 2014<\/strong><\/p>\n

Vicenza – Liceo Scientifico “G.B. Quadri” – 10 febbraio 2014<\/strong><\/p>\n

\"Vicenza,<\/a>

Vicenza, Liceo Quadri – Le classi quinte ascoltano le testimonianze<\/p><\/div>\n

Le foibe si configurano come un importante punto di frattura interpretativo non solo sul piano storiografico, ma anche \u2013 e soprattutto \u2013 nel pi\u00f9 ampio dibattito pubblico. La stessa parola foibe <\/i>ha ormai assunto un forte valore simbolico e paradigmatico, diventando un termine \u2018ombrello\u2019 \u2013 usato in maniera quasi sempre generica, impropria o quantomeno imprecisa \u2013 utile ad identificare un\u2019intera fase storica. In Italia, infatti, tanto nelle discussioni pubbliche quanto nella vulgata, le complesse vicende dell\u2019area di confine nel dopoguerra \u2013 dalla liberazione alla nascita della frontiera \u2013 sembrano spesso ridursi unicamente alla \u00abquestione delle foibe\u00bb.<\/p>\n

L\u2019intervento proposto da Alessandro Cattunar dell’Associazione Quarantasettezeroquattro a Portogruaro e a Vicenza in occasione del Giorno del Ricordo 2014 ha preso avvio da una riflessione sulla prima frase del testo della legge che istituisce la commemorazione, frase di cui spesso si dimentica di citare la parte conclusiva: \u00abLa Repubblica riconosce il 10 febbraio quale \u2018Giorno del ricordo\u2019 al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della pi\u00f9 complessa vicenda del confine orientale\u00bb.<\/p>\n

Per comprendere le foibe e l\u2019esodo \u00e8 utile e necessario ragionare proprio sulla \u00abpi\u00f9 complessa vicenda\u00bb della Venezia Giulia e del Litorale adriatico, a partire dall\u2019affermazione del cosiddetto \u00abfascismo di confine\u00bb fino alla definizione della frontiera nel 1947 (a Gorizia) e nel 1954 (a Trieste). Oltre che sulla ricostruzione dei fatti \u00e8 interessante soffermarsi sui percorsi di vita individuali, sui modi in cui le persone e le diverse comunit\u00e0 hanno vissuto e percepito gli eventi: le emozioni, le motivazioni, gli stati d\u2019animo, le valenze simboliche che hanno spinto all\u2019agire (o al non agire). Per approfondire questi aspetti si \u00e8 assunto come punto di partenza e come oggetto d\u2019analisi i racconti di vita di coloro che vissero lungo il confine nella prima met\u00e0 del Novecento, racconti tratti da un corpus di pi\u00f9 di 50 videointerviste realizzate dall\u2019Associazione Quarantasettezeroquattro con il sostegno dell\u2019Unione Europea e della Regione Friuli Venezia Giulia (www.stradedellamemoria.it).<\/p>\n

\"Portogruaro<\/a>

Portogruaro – Sala del Consiglio comunale – Alessandro Cattunar e l’Assessore alla cultura Maria Teresa Ret<\/p><\/div>\n

Nell\u2019analisi di una fase storica segnata da molteplici traumi e violenze, le interviste ai testimoni \u2013 italiani e sloveni, di ogni appartenenza politica e sociale \u2013 sono in grado di mettere in luce \u00abi punti di vista degli altri\u00bb. Emerge cos\u00ec, effettivamente, l\u2019impossibilit\u00e0 di giungere ad una \u00abmemoria condivisa\u00bb \u2013 termine di cui si \u00e8 spesso abusato e su cui raramente ci si \u00e8 soffermati a riflettere con attenzione \u2013 e si nota piuttosto l\u2019utilit\u00e0 e la necessit\u00e0 di conservare, ascoltare e confrontarsi apertamente con le memorie divise<\/i> e diverse<\/i>.<\/p>\n

Si tratta di un percorso complesso e, spesso, sconnesso \u00a0in cui sono state scelte come guida \u00a0le parole di Pierre Nora:<\/p>\n

\u00abLa memoria \u00e8 la vita, sempre prodotta da gruppi umani e perci\u00f2 permanentemente in evoluzione, aperta alla dialettica del ricorso e dell\u2019amnesia [\u2026] La storia \u00e8 la ricostruzione, sempre problematica e incompleta, di ci\u00f2 che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. [\u2026] La memoria colloca il ricordo nell\u2019ambito del sacro, la storia lo stana e lo rende prosaico. La memoria fuoriesce da un gruppo che essa unifica, ci\u00f2 che equivale a dire che ci sono tante memorie quanti gruppi; che essa \u00e8, per sua stessa natura, molteplice e riduttiva, collettiva, plurale e individualizzata. La storia, al contrario, appartiene a tutti e a ciascuno, aspetto che le conferisce una vocazione universale\u00bb.<\/p>\n

Le immagini<\/strong><\/h2>\n

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\n [Mostra slideshow]<\/a>\n\t\t\n\t<\/div>\n\t\t\t\n\t\t\t\t