Vincitori o vinti? Un esperimento di storia controfattuale sulla fine della Grande guerra

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Le tematiche affrontate
Il progetto propone una riflessione di ampio respiro e di medio periodo sulle conseguenze geopolitiche, sociali e simboliche della fine del primo conflitto mondiale.
Le questioni poste al centro dell’attenzione e sviluppate attraverso incontri, conferenze e attività laboratoriali saranno:
− le conseguenze geopolitiche: la fine della Prima guerra mondiale e la sconfitta dell’Austria-Ungheria comporta l’improvvisa dissoluzione di un entità statale multinazionale a cui segue la nascita di nuovi stati nazionali; l’inserimento di vaste aree multietniche (come il caso della Venezia Giulia e del Litorale) all’interno di uno stato nazionale (Italia) e anche la nascita di nuovi contesti multinazionali (Regno dei Serbi Croati e Sloveni). Si proporrà quindi una riflessione ampia e di lungo periodo sulle dinamiche stato-nazione / validità del principio di autodeterminazione dei popoli / dinamiche di costruzione e processi di cambiamento dell’identità nazionale / possibilità di identità plurime, a livello individuale e collettivo;
− la transizione dalla guerra alla pace: il periodo di transizione prevede processi di ricostruzione a livello fisico (case, edifici, infrastrutture, fabbriche, posti di lavoro), sociale e psicologico. Ci soffermeremo in particolare sugli ultimi due aspetti: difficoltà della riconversione degli uomini da soldati a lavoratori, difficoltà del “ritorno” delle donne ai contesti e ai ruoli familiari dopo l’esperienza di emancipazione legata al lavoro in fabbrica; mancata elaborazione del trauma da parte dei soldati e impossibilità di far comprendere le esperienze vissute; risentimento dei feriti e mutilati; senso di frustrazione per la delusione delle aspettative dell’anteguerra. Si affronterà poi la questione dei ricongiungimenti familiari, delle famiglie obbligate a lasciare la propria terra in quanto “non desiderate”, le difficoltà legate al ritorno a casa di quelle persone e famiglie che erano andate profughe negli anni precedenti;
− le dinamiche di elaborazione della memoria pubblica, collettiva e individuale in Italia, Slovenia e Austria;
− “identità e confini”: quali sono le conseguenze degli spostamenti di confine sulle dinamiche sociali, sulla costruzione e riformulazione delle identità?
− “vincitori e dei vinti”: narrazioni pubbliche e percezioni individuali. Come viene vissuta la fine del conflitto dalle diverse comunità?

Attività laboratoriali
Attività di tipo laboratoriale e di gruppo permetteranno agli studenti di approcciare in modo autonomo e critico fonti documentarie, fotografiche e giornalistiche, diari e lettere.
I partecipanti avranno la possibilità di visitare e lavorare sugli archivi locali e avranno la possibilità di svolgere attività di ricerca e analisi in prima persona.

La seconda fase del progetto prevede la visita ai musei della Grande guerra di Gorizia e Caporetto. Visita ai Sacrari di Redipuglia e Caporetto, al cimitero Austro-Ungarico di Redipuglia e ai numerosi resti relativi alla prima guerra mondiale presenti nell’area del San Michele e del Brestovec.
Nel corso delle visite gli studenti dovranno svolgere un lavoro di documentazione video-fotografico.

Un esperimento di storia controfattuale
Il vero cuore del progetto è rappresentato dal laboratorio per la realizzazione di un documentario controfattuale in cui si raccontano le ipotetiche conseguenze geopolitiche e sociali della vittoria dell’Austria-Ungheria nella Prima guerra mondiale.

Ipotizzare quali sarebbero state le conseguenze della vittorio dell’Austria-Ungheria consentirà agli studenti di sviluppare un percorso di riflessione critica e autonoma su un’ampia varietà di aspetti che bisogna tenere in considerazione per comprendere la fine di un conflitto. Attraverso l’esercizio del “what if” i partecipanti dovranno dare riposte credibili a degli scenari ipotetici, adducendo motivazioni valide e dimostrando di aver compreso i principali nessi causa-effetto.
Il lavoro di realizzazione del documentario controfattuale spingerà i ragazzi a svolgere un’attenta analisi delle fonti, soprattutto quelle audiovisive, fotografiche e grafiche per comprendere realmente che cosa sono in grado di raccontare, anche in un’ottica manipolatoria. Infine i ragazzi dovranno costruire, attraverso la selezione, manipolazione e il montaggio dei documenti audiovisivi e dei materiali a disposizione, una narrazione audiovisiva che avvalori la tesi della vittoria austro-ungarica.

In occasione dell’incontro conclusivo verrà proiettato il documentario e verrà proposto un dibattito relativamente alle modalità di comunicazione della storia, alla manipolazione delle fonti con collegamento all’attualità e al tema della costruzione delle fake news.


Progetto promosso da
ISIS Sacile-Brugnera

a cura di
Associazione Quarantasettezeroquattro (Gorizia)

con il contributo di
Regione Autonoma Friuli – Venezia Giulia / Progetti educativi – Centenario della Prima guerra mondiale

partner di progetto
− Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione (Udine)
− Comune di Sacile
− Comune di Porcia
− Archivio di Stato di Pordenone
− Biblioteca e Archivio comunale di Sacile
− Istituto Comprensivo Jacopo di Porcia, Porcia
− Istituto Comprensivo Rita Levi Montalcini Fontanafredda
− ISIS Pujati, Pordenone
− Associazione Pro Sacile

Io sto bene… e spero lo stesso di voi

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Io sto bene… e spero lo stesso di voi. Comunicare con i propri cari in tempo di guerra e migrazioni.

A cura di
Associazione Quarantasettezeroquattro

In parternariato con
– Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione (Udine)
-La Casa Internazionale delle Donne (Trieste)
– Oikos Onlus
– Cooperativa Il Mosaico
– Io Deposito
– Sezione italiana del Liceo Csokonai di Debrecen (Ungheria).

Scuole coinvolte
– Istituto Comprensivo San Giovanni – Scuola secondaria di primo grado Codermatz (Trieste)
– Istituto Comprensivo Marco Polo – Scuola secondaria di primo grado (Grado)
– ISIS Carducci-Dante – Trieste
– Liceo Csokonai di Debrecen (Ungheria)

Il progetto

Attraverso metodologie e strumenti didattici innovativi e partecipativi, il progetto intende avviare una riflessione sulle ricadute individuali, familiari e sociali dei conflitti, a partire dalla Grande Guerra, con focus sul 1917, fino alle migrazioni del XXI secolo. In una prima fase, studenti italiani e ungheresi svilupperanno attività autonome mentre successivamente si confronteranno sia nel campo delle rielaborazione artistica sia attraverso lo scambio e la condivisione dei percorsi.
E’ prevista una successione di attività, in grado di espandere saperi e competenze specifiche attraverso lezioni partecipate, attività laboratoriali di gruppo, lavoro sul campo, produzioni multimediali.
Tutte le classi si focalizzeranno sull’analisi e il racconto del rapporto tra chi “si sposta” e “chi resta”, di come a seguito di spostamenti legati ai conflitti o a situazioni di necessità impellenti che, loro malgrado, spingono a parti-re gruppi numerosi di persone si modificano sia il singolo individuo sia il tessuto sociale. Ci si focalizzerà in particolare sugli strumenti di comunicazione (lettere, cartoline, diari, telefono, smartphone, social media ecc.) e sulle modalità di racconto della propria vita e situazione
Risultato tangibile delle attività la produzione di un cortometraggio da parte degli studenti italiani che verranno proposti a Debrecen (Ungheria) durante il Festival di Italiano e a Trieste al festival Teatrando.
In partnership con la Fondazione della sezione italiana del liceo Csokonai di Debrecen durante il Festival di italiano verrà organizzata una competizione teatrale riservata alle scuole ungheresi con insegnamento in italiano dedicata alle tematiche della Grande Guerra sul fronte del FVG nel 1917. Le diverse scuole ungheresi produrranno uno spettacolo teatrale in lingua italiana.
Lo spettacolo vincente verrà premiato con un viaggio in Italia durante il quale rappresentare lo spettacolo al festival di teatro Teatrando, a Trieste. Durante il viaggio in Italia gli studenti ungheresi avranno modo di incontrare i loro coetanei italiani e svolgere con loro attività di riflessione e condivi-sione sulle tematiche della Grande Guerra affrontate durante il progetto e avranno modo di visitare i luoghi della memoria in regione e nella vicina Slovenia (Caporetto).
Il coinvolgimento di studenti italiani e ungheresi permette alle attività di svolgersi in un ambiente internazionale e interculturale creando le basi per quella conoscenza reciproca tra nazioni nemiche nella prima guerra che è il pri-mo passo per un approccio critico alla guerra. Grazie alle attività didattiche, ai laboratori e agli incontri internazionali si svilupperà una riflessione sui diversi punti di vista sulla Grande Guerra, sottolineando i danni portati dalla guerra al tessuto sociale, la propaganda contro il nemico e la differente visione della battaglia di Caporetto, vista dagli italiani come tragica sconfitta, mentre dagli austro-ungheresi chiamata “Miracolo”. Proprio su questa differenza di valutazione e sulle conseguenze socio-culturali della guerra sarà dedicata l’attività teatrale delle scuole.

Il progetto intende partire dalla scoperta e dall’analisi dei racconti, delle narrazioni, delle esperienze di vita dei militari e dei civili durante la Grande Guerra per focalizzarsi sulla descrizione dei luoghi e degli spazi, sulle tema-tiche ricorrenti, i differenti punti di vista, le contraddizioni tra sentimenti spesso contrastanti, le modalità narrative e gli espedienti retorici. Il rapporto con i propri cari, quello che si racconta loro e quello che ci si vuole sentire dire da coloro che sono a casa e hanno un punto di vista differente della guerra. Si tratta di sguardi parziali e orientati, e proprio per questo in grado di farci comprendere l’impatto che la guerra ebbe sui singoli, le famiglie, le comuni-tà.
Riteniamo che questi racconti, le loro caratteristiche e i significati che ne derivano siano un ottimo punto di colle-gamento con le guerre attuali: lo sguardo dei civili, di coloro che sono costretti a fuggire dai bombardamenti, dalla povertà, dalla mancanza di prospettive, anche in questo caso appare particolarmente illuminante. Le guerre, agli occhi di chi le subisce, impotente, appaiono tutte sotto la stessa luce
Il progetto allora propone una comparazione tra questi sguardi e narrazioni provenienti dal passato e prodotte nel presente per aprire prospettive di interpretazione e analisi dell’attualità e dei conflitti oggi in corso.
Rispetto alla Grande Guerra, a partire dalla memorialistica dell’epoca, gli studenti ricostruiranno ambiti e vicende, emozioni ed esperienze. Allo stesso modo si occuperanno della raccolta di narrazioni civili. Entreranno in contatto con i profughi di oggi, scopriranno i luoghi dell’accoglienza attivi in regione e raccoglieranno dal vivo le testimo-nianze dei civili in fuga dalle guerre e il loro tenersi in contatto con chi ancora vive in zone di guerra e di conflitto.
I sentimenti dei civili, gli spostamenti coatti cui le genti in guerra spesso sono costrette, il senso di appartenenza ad una terra violata, le privazioni, i legami recisi costruiranno un ideale filo rosso in grado di collegare la Grande Guerra con i conflitti attuali. Analizzeranno i diversi espedienti retorici messi in atto nelle diverse narrazioni di guerra e tracceranno attraverso tecniche specifiche di comparazione somiglianze e differenze. Ne uscirà un quadro sicuramente composito dei diversi conflitti, ognuno con le proprie peculiarità storiche geografiche e politiche, ma allo stesso tempo riaffioreranno i temi ricorrenti e propri di ogni guerra, le esperienze simili, lo stesso cumulo di sofferenze cui le popolazioni vengono sottoposte, i percorsi individuali così vicini l’uno con l’altro. Attraverso la lettura e l’analisi delle narrazioni di guerra emergeranno le conseguenze che ogni conflitto, in ogni epoca provoca, sui territori, sulle popolazioni, sulle vite di ciascun individuo. Nonostante le distanze storiche e geografiche, la guerra avvicina le esperienze di individui lontani fra loro, e ricorda che il diverso e “l’altro da sé” è più simile a noi di quanto non crediamo.

 

Il cortometraggio

Il cortometraggio realizzato dagli studenti della classe III A _ ES del Liceo Carducci -Dante di Trieste.

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Nice to Meet You – A Performative Welcome Guide for New Citizens

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Fiumicello

18 settembre – 7 ottobre

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Il progetto Nice to Meet You è promosso dal Comune di Fiumicello (ITA) e dal Comune di Postojna (SLO) e gestito dall’Associazione Quarantasettezeroquattro all’interno del programma ECAEA Europe for Citizens – Town Twinning.
Il progetto di gemellaggio intende contrastare i pregiudizi e la stigmatizzazione nei confronti dei richiedenti asilo e rifugiati, promuovendo la loro accettazione e integrazione come cittadini a tutti gli effetti nelle comunità di accoglienza.
Nello specifico il progetto intende focalizzarsi su piccole comunità che accolgono gruppi di richiedenti asilo relativamente limitati e omogenei sul piano etnico/dei paesi di provenienza.
Le attività proposte sono tese a promuovere i contatti la conoscenza e l’accettazione reciproca fra i cittadini dei due paesi partner del gemellaggio e i richiedenti asilo-rifugiati presenti sul territori, favorendo un confronto che si focalizzi sui giovani e sul mondo del lavoro.

I cittadini di Fiumicello e Postojna amplieranno le conoscenze dei reciproci contesti nazionali, individueranno tratti comuni e relative diversità, con specificità sulle politiche locali, nazionali e comunitarie relative ai migranti, attraverso una varietà di attività di dialogo e confronto. Il focus sarà sui migranti, i discorsi pubblici che li riguardano veicolati attraverso i mezzi di comunicazione, l’immaginario individuale e gli stereotipi, ma anche sulle misure concrete messe in campo dall’Europa, dai governi nazionali, dalle amministrazioni locali e dai gruppi di volontariato. L’intento è quello di ragionare sugli stereotipi che vengono creati e diffusi nel discorso pubblico e verificarne l’effettiva presa all’interno dell’immaginario di ognuno. Al centro dell’attenzione la partecipazione attiva dei cittadini di Fiumicello e Postojna in questioni che li riguardano da vicino, come la presenza di migranti sul territorio in cui vivono e che potenzialmente destabilizzano le loro piccole comunità. Il progetto intende favorire occasioni di contatto e dialogo tra i cittadini di Fiumicello, Postojna e gli stessi richiedenti asilo presenti sui due territori documentandoli attraverso brevi videointerviste.

Attività

1 – ricerca: a Fiumicello e a Postojna, 50 cittadini appartenenti a vari target – studenti, volontari, lavoratori, pensionati, facilitati da esperti:
– raccoglieranno informazioni massmediatiche sui migranti, con un focus sul territorio locale;
– individueranno le misure legislative a livello nazionale e comunitario con ricadute locali e le azioni messe in campo da associazioni, volontari e amministrazioni per favorire l’accoglienza o affrontare la “questione migranti”.
2 – video-interviste a Fiumicello e Postojna in cui i gruppi di lavoro chiederanno a rispettivi concittadini di descrivere i migranti e le motivazioni che a loro parere li hanno mossi a venire in Europa, oltre un parere personale sulla situazione attuale. Le video-interviste saranno rivolte sia a persone comuni sia a testimoni privilegiati. Verranno realizzate anche alcune brevi video-interviste con migranti presenti sul territorio, facilitate da mediatori culturali e linguistici e finalizzate alla reciproca conoscenza; sottotitolate in inglese, italiano e sloveno per una migliore circuitazione costituiranno parte integrante del lavoro di progettazione partecipata e dello spettacolo multimediale conclusivo.
3 – Italiani e sloveni, assieme ad alcuni migranti dislocati nella zona di Fiumicello, si incontreranno a Fiumicello il 30 settembre 2017 partecipando a incontri informali, performance e attività in partecipazione tese a produrre le mappe concettuali e i primi script per progettare il canovaccio di uno spettacolo teatrale multimediale. Dopo l’accoglienza e la presentazione delle attività, si svolgerà un World Lunch in cui i partecipanti potranno confrontarsi sulle molteplici questioni che riguardano l’accoglienza dei richiedenti asilo. Un workshop di Teatro dell’Oppresso porterà alla drammatizzazione di alcune situazioni cardine nell’ambito dell’accoglienza e integrazione degli immigrati. Dopo un pranzo comunitario avrà luogo un creative problem solving per dare suggerimenti per una guida alle buone pratiche di accoglienza. La giornata si concluderà con una cena comunitaria accompagnata da una performance musicale.
4 – 7 cittadini di Postojna insieme a 7 cittadini italiani e ad alcuni richiedenti asilo parteciperanno a un laboratorio di teatro multimediale e sociale condotto dalle attrici Desy Gialuz e Natalie Norma Fella e dal videomaker Ruben Vuaran. Nella performance finale si proporrà una sorta di “guida” per una nuova immagine dei migranti, volta ad abbattere alcuni degli stereotipi più diffusi. I partecipanti al workshop saranno ospitati dalle famiglie di Fiumicello, a loro volta coinvolte nei processi di confronto, progettazione partecipata e in alcuni casi anche nella realizzazione dello spettacolo. Obiettivo è porre le basi per un’accettazione della accoglienza diffusa, anche in famiglia, dei migranti.
5 – La performance multimediale frutto del workshop sarà presentata ufficialmente all’interno del programma del festival Contaminazioni Digitali il 7 ottobre 2017 a Fiumicello. A fine spettacolo, tutti i partecipanti verranno invitati a partecipare a un World Caffè in cui discutere sui temi trattati, incrementare la conoscenza e abbattere ulteriormente alcune barriere di diffidenza reciproca. Nel corso della mattina sarà organizzato un convegno sulle buone pratiche di accoglienza con rappresentati delle principali organizzazioni italiane e slovene che gestiscono l’ospitalità.

Le attività previste il 30 settembre e il 7 ottobre sono aperte a tutti gli interessati.

Progetto finanziato da
EACEA Europe For Citizens – Town Twinning

Lead partner
Comune di Fiumicello

Parner
Comune di Kostanjevica

a cura di
Associazione Quarantasettezeroquattro

in collaborazione con
Kulturno izobraževalno društvo Pina (Koper)
Cooperativa Thiel (Fiumicello)

Educati alla guerra

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balilla-rosignano

L’Associazione Quarantasettezeroquattro e la libreria In der Tat

Sono liete di invitarvi alla presentazione del volume Educati alla guerra
il giorno venerdì 2 dicembre alle ore 20 presso la libreria In der Tat in via Diaz 22 a Trieste,
alla presenza dell’autore Gianluca Gabrielli.

Cosa si studiava in classe durante la conquista della Libia? Cosa si leggeva sui giornalini durante la Grande Guerra? Come riuscì il fascismo a mettere in divisa la gioventù italiana? Come venne spiegata a scuola e in piazza la conquista dell’Etiopia? Quando divenne materia scolastica la cultura militare?
La prima metà del Novecento ha visto l’apice dello scatenamento bellico di tutta la storia dell’umanità. I due conflitti mondiali non solo hanno provocato milioni di vittime ma hanno reso la guerra una esperienza quotidiana per gran parte della popolazione europea e mondiale.
In questo contesto, l’infanzia è stata precipitata sul campo di battaglia.
Il volume intende ripercorrere le tappe di questo coinvolgimento dei bambini tra scuola ed extrascuola, nelle aule e nelle piazze, sui libri scolastici e nell’associazionismo.

Gianluca Gabrielli è dottore di ricerca in Storia dell’educazione all’Università di Macerata.
Con Davide Montino ha curato La scuola fascista (ombre corte 2009) e con Alberto Burgio è autore de Il razzismo (Ediesse 2012). Ha inoltre pubblicato Il curricolo “razziale”. La costruzione dell’alterità di “razza” e coloniale nella scuola italiana (1860-1950)(Eum 2015).
Ha contribuito alla realizzazione delle mostre La menzogna della razza (1994), I problemi del fascismo (1999), Il mito scolastico su Roma (2012)

 

Presentazione Carnefici italiani

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9788807887482_quartaGiovedì 8 settembre 2016 ore 17.30Caffè San Marco, Trieste

Presentazione del libro Carnefici Italiani di Simon Levis Sullam (Feltrinelli, 2015)
e presentazione del percorso-viaggio di formazione
Memobus\\Comprendere e raccontare la Shoah

Silvia Antonelli (Associazione Quarantasettezeroquattro)
discuterà con Simon Levis Sullam

Quali furono le responsabilità italiane nella persecuzione antiebraica a partire dall’8 settembre 1943? Come si strutturò l’apparato persecutorio e quali ingranaggi prevedeva al suo interno?

La repubblica sociale italiana, costituitasi dopo l’8 settembre 1943, pose tra i suoi pilastri ideologici l’antisemitismo; gli ebrei vennero prelevati dalle proprie abitazioni, spogliati di beni e proprietà, raccolti nei campi di concentramento e transito sul suolo italiano in attesa di essere condotti nei territori orientali verso i campi di sterminio e concentramento. Per questa attività venne organizzata un’articolata macchina persecutoria che, a partire da livelli e funzioni differenti, concorse a rendere puntuale ed efficiente la persecuzione antiebraica.
Da coloro che compilarono le liste degli ebrei da deportare, a chi guidava i camion verso i campi di concentramento, ai funzionari di polizia che operarono gli arresti, questo apparato vide la partecipazione e la collaborazione di figure differenti, con funzioni, ruoli e responsabilità diverse, ma tutti in egual misura concorsero all’efficacia della persecuzione.

Carnefici italiani dello storico Simon Levis Sullam getta luce su alcuni aspetti di un periodo buio della storia italiana ancora poco affrontato, attraverso una ricerca storica che prende in esame documenti e testimonianze dell’epoca.
Indaga inoltre il difficile rapporto che l’Italia ha con la costruzione della propria memoria, che appare ancora oggi viziata da rimossi, lacune storiografiche e dall’idea autoassolutoria degli “italiani brava gente”.

Per maggiori informazioni
http://www.quarantasettezeroquattro.it/portfolio/memobus-corso-di-formazione/

STORIOVAGANDO

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A spasso lungo il Novecento attraverso i luoghi e le memorie del territorio

Cartolina storiovagando bozza 5

C’è una forte connessione tra il territorio e la storia, tra lo spazio e la memoria.
I luoghi sono testimoni del passato anche laddove le tracce della storia non sono chiaramente visibili.
Spesso attraversiamo strade, sentieri, piazze, ignari di ciò che essi hanno da raccontarci.
E invece a volte basta uno sguardo, l’attenzione ad un dettaglio per immergersi nelle vicende che gli spazi fanno riaffiorare.

La nostra regione è stata al centro di alcuni momenti chiave del Novecento, ne porta ferite e tracce, più o meno visibili.
Riappropriarsi degli spazi che ci circondano significa attraversarli consci di ciò che hanno visto e di ciò che sono stati. Dar loro un nuovo significato.

Il progetto StorioVagando propone delle passeggiate in cui lasceremo parlare i luoghi, individueremo i segni della Storia e ricostruiremo le tante storie famigliari e individuali.
Aprendoci a prospettive diverse, accompagneremo il nostro vagare a letture, brani, testimonianze, per far parlare davvero il territorio nella sua complessità, nel suo intreccio di storia e memoria.

In questa prima edizione, StorioVagando propone tre temi e tre spazi differenti, che ci aiuteranno a sviscerare alcuni tra i nodi principali della storia del Novecento:
1. Ospedale partigiano di Franja\Slovenia
2. Topografie della memoria a Gorizia / storia di un confine mobile;
3. La porta di Sion: storia di Trieste e della sua comunità ebraica
Per ogni itinerario visiteremo alcuni luoghi simbolo, ne indagheremo le forme e la loro relazione con il passato, ne faremo emergere le storie e i diversi punti di vista.

GORIZIA Topografie della memoria / storia di un confine mobile

Data: Domenica 18 settembre
Percorso: Giardini Pubblici-Trgovski Dom / via Roma – ex Comando nazista / Piazza Vittoria / Galleria Bombi / valico del Rafut / valico San Gabriele / Piazza Transalpina
Punto e ora di ritrovo: Parcheggio in piazza Cesare Battisti ore 10.00
Durata: 3h
Costo: 10 euro

Qual è la storia e il destino di una città di confine? Quali le vicende di un territorio da sempre spezzato e conteso?
A Gorizia, spazio liminare e sfaccettato, il Novecento è arrivato come un uragano, segnandone le sorti, ma soprattutto, modificandone dal vivo il territorio.
Durante la visita ad alcuni luoghi simbolo della città, sosteremo presso le stazioni del “Museo diffuso dell’area di confine”, primo esempio in Italia di museo transfrontaliero a cielo aperto.
Ci fermeremo ad ogni totem e, attraverso la fruizione di una serie di contenuti multimediali cui potremo accedere semplicemente con lo smartphone o il tablet, ascolteremo e vedremo le interviste di coloro che quel territorio l’hanno vissuto sul serio, osserveremo le fotografie dell’epoca e ricostruiremo le modalità attraverso cui la storia ha modificato spazi e contesti.
Come cambia il volto di una città di confine, il suo perimetro, la conformazione degli spazi urbani, la geometria del territorio? E in che relazione si pongono rispetto allo sviluppo storico?
Mai come a Gorizia la capacità di leggere il territorio diventa possibilità di comprendere meglio parte del nostro passato.

OSPEDALE PARTIGIANO DI FRANJIA / resistere al nazifascismo

Data: Domenica 12 ottobre
Percorso: Sentiero che conduce alle baracche dell’ospedale, sulle orme dei partigiani che trasportavano i feriti all’ospedale / visita alle baracche dell’ospedale
Punto e ora di ritrovo:
Durata: 3h
Costo: 10 euro

Quale fu la specificità della resistenza nell’area di confine tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia? Come collaborarono le due resistenze? Cosa accadde a partire dal 1941 con l’occupazione tedesca e italiana della Jugoslavia?
La visita all’ospedale partigiano di Franja aiuterà a sciogliere alcune di queste domande e fornirà il contesto utile per approfondire il tema della resistenza al nazifascismo nelle aree di confine.
L’ospedale inoltre, luogo di grande suggestione e interesse, offre uno straordinario esempio di resistenza attiva di un’intera comunità, di mutuo soccorso tra individui che collaborarono assieme in nome della libertà

TRIESTE / La porta di Sion: i luoghi della comunità ebraica

Data: Domenica 30 ottobre
Percorso: Piazza Ponterosso / Teatro romano / Ex ghetto ebraico / Piazza Unità / Piazza Oberdan / Tempio israelitico / Museo ebraico Carlo e Vera Wagner
Punto e ora di ritrovo: via Rossini (davanti Palazzo Gopcevich) ore 10.00
Durata: 3h
Costo: 10 euro

A partire dall’istituzione del porto franco, la città ha accolto al suo interno numerose comunità, che hanno collaborato allo sviluppo di quell’anima cosmopolita per cui spesso Trieste viene ricordata. Tra queste, la comunità ebraica ha legato indissolubilmente il suo destino a quello della città, contribuendo a crearne la ricchezza sia economica che culturale. Simbolo della complessità e della multiformità della città, la comunità ebraica ha cresciuto al suo interno lingue, tradizioni e provenienze diverse, quasi a riflettere, come in uno specchio, l’orizzonte multiculturale di Trieste. Motore e catalizzatore della nascita della borghesia triestina, la comunità è stata attore e protagonista della crescita culturale e commerciale del capoluogo.
Attraverso la visita ai luoghi della storia e della tradizione ebraica, ricostruiremo le principali tappe del Novecento triestino e cercheremo i segni del rapporto tra la città e la minoranza ebraica. Incroceremo letture e memorie dei testimoni dell’epoca, ridaremo voce ai luoghi, li faremo rivivere e faremo un tuffo nell’identità ebraica, per capire un po’ di più del carattere controverso e prismatico di Trieste.

Iscrizioni

Per tutti i percorsi è richiesta la prenotazione, scrivendo a

segreteria@quarantasettezeroquattro.it