Io sto bene… e spero lo stesso di voi

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Io sto bene… e spero lo stesso di voi. Comunicare con i propri cari in tempo di guerra e migrazioni.

A cura di
Associazione Quarantasettezeroquattro

In parternariato con
– Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione (Udine)
-La Casa Internazionale delle Donne (Trieste)
– Oikos Onlus
– Cooperativa Il Mosaico
– Io Deposito
– Sezione italiana del Liceo Csokonai di Debrecen (Ungheria).

Scuole coinvolte
– Istituto Comprensivo San Giovanni – Scuola secondaria di primo grado Codermatz (Trieste)
– Istituto Comprensivo Marco Polo – Scuola secondaria di primo grado (Grado)
– ISIS Carducci-Dante – Trieste
– Liceo Csokonai di Debrecen (Ungheria)

Il progetto

Attraverso metodologie e strumenti didattici innovativi e partecipativi, il progetto intende avviare una riflessione sulle ricadute individuali, familiari e sociali dei conflitti, a partire dalla Grande Guerra, con focus sul 1917, fino alle migrazioni del XXI secolo. In una prima fase, studenti italiani e ungheresi svilupperanno attività autonome mentre successivamente si confronteranno sia nel campo delle rielaborazione artistica sia attraverso lo scambio e la condivisione dei percorsi.
E’ prevista una successione di attività, in grado di espandere saperi e competenze specifiche attraverso lezioni partecipate, attività laboratoriali di gruppo, lavoro sul campo, produzioni multimediali.
Tutte le classi si focalizzeranno sull’analisi e il racconto del rapporto tra chi “si sposta” e “chi resta”, di come a seguito di spostamenti legati ai conflitti o a situazioni di necessità impellenti che, loro malgrado, spingono a parti-re gruppi numerosi di persone si modificano sia il singolo individuo sia il tessuto sociale. Ci si focalizzerà in particolare sugli strumenti di comunicazione (lettere, cartoline, diari, telefono, smartphone, social media ecc.) e sulle modalità di racconto della propria vita e situazione
Risultato tangibile delle attività la produzione di un cortometraggio da parte degli studenti italiani che verranno proposti a Debrecen (Ungheria) durante il Festival di Italiano e a Trieste al festival Teatrando.
In partnership con la Fondazione della sezione italiana del liceo Csokonai di Debrecen durante il Festival di italiano verrà organizzata una competizione teatrale riservata alle scuole ungheresi con insegnamento in italiano dedicata alle tematiche della Grande Guerra sul fronte del FVG nel 1917. Le diverse scuole ungheresi produrranno uno spettacolo teatrale in lingua italiana.
Lo spettacolo vincente verrà premiato con un viaggio in Italia durante il quale rappresentare lo spettacolo al festival di teatro Teatrando, a Trieste. Durante il viaggio in Italia gli studenti ungheresi avranno modo di incontrare i loro coetanei italiani e svolgere con loro attività di riflessione e condivi-sione sulle tematiche della Grande Guerra affrontate durante il progetto e avranno modo di visitare i luoghi della memoria in regione e nella vicina Slovenia (Caporetto).
Il coinvolgimento di studenti italiani e ungheresi permette alle attività di svolgersi in un ambiente internazionale e interculturale creando le basi per quella conoscenza reciproca tra nazioni nemiche nella prima guerra che è il pri-mo passo per un approccio critico alla guerra. Grazie alle attività didattiche, ai laboratori e agli incontri internazionali si svilupperà una riflessione sui diversi punti di vista sulla Grande Guerra, sottolineando i danni portati dalla guerra al tessuto sociale, la propaganda contro il nemico e la differente visione della battaglia di Caporetto, vista dagli italiani come tragica sconfitta, mentre dagli austro-ungheresi chiamata “Miracolo”. Proprio su questa differenza di valutazione e sulle conseguenze socio-culturali della guerra sarà dedicata l’attività teatrale delle scuole.

Il progetto intende partire dalla scoperta e dall’analisi dei racconti, delle narrazioni, delle esperienze di vita dei militari e dei civili durante la Grande Guerra per focalizzarsi sulla descrizione dei luoghi e degli spazi, sulle tema-tiche ricorrenti, i differenti punti di vista, le contraddizioni tra sentimenti spesso contrastanti, le modalità narrative e gli espedienti retorici. Il rapporto con i propri cari, quello che si racconta loro e quello che ci si vuole sentire dire da coloro che sono a casa e hanno un punto di vista differente della guerra. Si tratta di sguardi parziali e orientati, e proprio per questo in grado di farci comprendere l’impatto che la guerra ebbe sui singoli, le famiglie, le comuni-tà.
Riteniamo che questi racconti, le loro caratteristiche e i significati che ne derivano siano un ottimo punto di colle-gamento con le guerre attuali: lo sguardo dei civili, di coloro che sono costretti a fuggire dai bombardamenti, dalla povertà, dalla mancanza di prospettive, anche in questo caso appare particolarmente illuminante. Le guerre, agli occhi di chi le subisce, impotente, appaiono tutte sotto la stessa luce
Il progetto allora propone una comparazione tra questi sguardi e narrazioni provenienti dal passato e prodotte nel presente per aprire prospettive di interpretazione e analisi dell’attualità e dei conflitti oggi in corso.
Rispetto alla Grande Guerra, a partire dalla memorialistica dell’epoca, gli studenti ricostruiranno ambiti e vicende, emozioni ed esperienze. Allo stesso modo si occuperanno della raccolta di narrazioni civili. Entreranno in contatto con i profughi di oggi, scopriranno i luoghi dell’accoglienza attivi in regione e raccoglieranno dal vivo le testimo-nianze dei civili in fuga dalle guerre e il loro tenersi in contatto con chi ancora vive in zone di guerra e di conflitto.
I sentimenti dei civili, gli spostamenti coatti cui le genti in guerra spesso sono costrette, il senso di appartenenza ad una terra violata, le privazioni, i legami recisi costruiranno un ideale filo rosso in grado di collegare la Grande Guerra con i conflitti attuali. Analizzeranno i diversi espedienti retorici messi in atto nelle diverse narrazioni di guerra e tracceranno attraverso tecniche specifiche di comparazione somiglianze e differenze. Ne uscirà un quadro sicuramente composito dei diversi conflitti, ognuno con le proprie peculiarità storiche geografiche e politiche, ma allo stesso tempo riaffioreranno i temi ricorrenti e propri di ogni guerra, le esperienze simili, lo stesso cumulo di sofferenze cui le popolazioni vengono sottoposte, i percorsi individuali così vicini l’uno con l’altro. Attraverso la lettura e l’analisi delle narrazioni di guerra emergeranno le conseguenze che ogni conflitto, in ogni epoca provoca, sui territori, sulle popolazioni, sulle vite di ciascun individuo. Nonostante le distanze storiche e geografiche, la guerra avvicina le esperienze di individui lontani fra loro, e ricorda che il diverso e “l’altro da sé” è più simile a noi di quanto non crediamo.

 

Il cortometraggio

Il cortometraggio realizzato dagli studenti della classe III A _ ES del Liceo Carducci -Dante di Trieste.

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FAKE/not. Tutto il mondo è una bufala?

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FAKE/not
tutto il mondo è una bufala?

lezione-spettacolo multimediale

di e con Gabriela Jacomella
video Ruben Vuaran / Andrea Colbacchini
musiche Alessandro Ruzzier
una produzione Quarantasettezeroquattro/Festival Contaminazioni digitali
durata 50’

È l’espressione più usata (e abusata) degli ultimi tempi, al punto da essersi sostituita, anche in Italia, alla vecchia e cara “bufala”: è la fake news, la notizia falsa, quella che ci capita sotto il naso mentre consultiamo i social network oppure ci viene recapitata pronta per la lettura nella casella di posta elettronica, o tra i messaggi di WhatsApp. Ma è anche la notizia “avariata” che viene diffusa dai media tradizionali, a loro volta vittime di clamorosi svarioni o promotori di smaccata propaganda.
Tutto il mondo è fake, oppure anche questa è una storia inventata? Fake/Not è uno spettacolo multimediale, un monologo teatrale in cui la voce narrante viene accompagnata da proiezioni, animazioni, musiche e intreccia un discorso visivo e sonoro che ci aiuta ad esplorare la storia, la natura e la complessità dell’universo della disinformazione. Ispirato e liberamente tratto da “Il falso e il vero. Fake news: che cosa sono, chi ci guadagna, come evitarle”(Feltrinelli 2017), FAKE/not è un’esplorazione che prende le mosse da lontano, ben prima dell’avvento dell’era digitale, e che vuole farci riflettere su come le dinamiche che consentono il proliferare delle fake news siano al tempo stesso correlate e indipendenti dall’esistenza dei social network. Dalla Donazione di Costantino al mostro di Loch Ness, dai Protocolli dei Savi di Sion alla Guerra dei Mondi, le notizie inventate – per i motivi più disparati – hanno sempre fatto parte della nostra narrazione collettiva. Ma mentre le immagini scorrono sugli schermi, moltiplicando e rifrangendo i punti di vista e le suggestioni, ecco che ci troviamo proiettati in un mondo nuovo, fatto di velocità e viralità, di bolle e camere dell’eco. Un mondo in cui il messaggio si perde nella cacofonia di voci, in cui diventa impossibile trovare il momento giusto per fermarsi, valutare, analizzare. Un mondo in cui è sempre più necessario comprendere di quali pulsioni, emozioni e pregiudizi rischiamo di cadere vittime.
Un mondo che è fake, e al tempo stesso non lo è. Ed è raccontando le storie di chi con le fake news lavora, di chi le crea e di chi cerca di sbugiardarle, di chi ne è vittima e di chi ci costruisce le sue fortune, che arriveremo a capire insieme quale può essere il nostro ruolo in questa “epidemia del nuovo millennio”. E non è detto che questo ruolo debba piacerci…

 

Gabriela Jacomella

Gabriela Jacomella è nata nel 1977 a Chiavenna (Sondrio). Dopo gli studi in Lettere e Filosofia alla Scuola normale superiore di Pisa, inizia a lavorare al “Corriere della Sera”. Durante i nove anni in via Solferino studia Diritto internazionale dei diritti umani a Oxford, dove ritorna per una fellowship al Reuters Institute for the Study of Journalism, con una ricerca su media europei e migrazioni. Lascia il “Corriere” nel 2011 e, negli anni successivi, si occupa di formazione e giornalismo nei paesi in via di sviluppo, dal Sud Sudan alla Birmania. Nel 2016 fonda, insieme a Nicola Bruno e Fulvio Romanin, Factcheckers, un’associazione no profit che promuove e diffonde la cultura del fact checking (vale a dire, la verifica dei fatti e delle fonti), soprattutto online. Dall’ottobre 2017 è Young Policy Leaders Fellow presso la School of Transnational Governance dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze). Ha pubblicato due graphic novel (con Gabriel Pacheco e Gianluca Costantini) e un libro per bambini, e collabora con varie testate italiane. Per Feltrinelli Kids, Il falso e il vero. Fake news: che cosa sono, chi ci guadagna, come evitarle (2017).

Sacrica la scheda dello spettacolo (.pdf)

DUE SOLDATI, DUE STORIE, UN’UNICA GRANDE GUERRA

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Cortometraggio

Laboratorio a cura di: Alessandro Cattunar
Docente Referente: Francesca Turchetto
Testi scritti dagli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado “G. D’Artegna” di Artegna
Interviste realizzate dagli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado “G. D’Artegna” di Artegna.
Regia, riprese e montaggio: Ruben Vuaran

A cura di: Associazione Quarantasettezeroquattro e Rete Sbilf

 

Una ricerca sul campo, alla scoperta di due storie avvenute nello stesso luogo: Cercivento.
La vicenda dei fucilati di Cercivento è ormai entrata a far parte del dibattito pubblico. La sorte di quattro giovani soldati fucilati per aver contestato un ordine suicida è uno degli episodi che meglio racconta l’assurdità della Prima guerra mondiale, delle sue logiche e delle conseguenze che ebbe sulle persone e le comunità.

In questo cortometraggio gli studenti di Artegna vanno alla scoperta di un territorio e di due storie di vita: quella di Silvio Ortis fucilato, appunto, a Cercivento e quella di Leonardo Adotti, goniometria, che fu decorato per il suo valore militare.
Due destini solo apparentemente opposti.