Tracce. Storie di vita in tempo di guerra

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Trieste, le leggi razziali, cinque storie che si incrociano.
Lezione-spettacolo multimediale

a cura di: Alessandro Cattunar
letture: Natalie Norma Fella
video live: Andrea Colbacchini
musiche dal vivo: Margherita Valtorta (voce), David Sarnelli (fisarmonica)

Il 18 settembre del 1938, esattamente ottant’anni fa, Diamantina, Miriam, Izhak, Enrico e Mauro si trovano in Piazza dell’Unità d’Italia ad ascoltare il discorso del Duce che annuncia l’adozione delle leggi razziali in Italia. Cinque giovani, tra i 12 e i 20 anni, Ebrei di Trieste, provenienti dalla Grecia o dalla Cecoslovacchia, o residenti in Italia da generazioni. Cinque giovani che assistono, insieme a migliaia di altre persone, ad un evento epocale senza rendersi immediatamente conto della portata delle parole di Mussolini.
Gli effetti concreti, le conseguenze, di quell’annuncio appariranno chiare nei giorni e nei mesi successivi: per gli ebrei di Trieste, e di tutta la penisola, nulla sarà più come prima.
Trovandoci ormai alla conclusione dell’“era del testimone”, appare sempre più necessario individuare ed esplorare nuovi linguaggi, nuove modalità narrative, nuovi strumenti educativi in grado di valorizzare, rielaborare e rendere accessibili le molteplici storie e memorie legate alla Seconda guerra mondiale e alla Shoah che finora sono state tramandate principalmente attraverso la testimonianza diretta.

In occasione della Giornata della Memoria 2019, l’Associazione Quarantasettezeroquattro propone agli studenti e alla cittadinanza una lezione-spettacolo in cui parole, musica e immagini vanno a comporre un tessuto narrativo originale, capace di catturare lo spettatore e stimolare la riflessione. Un evento in cui si affronteranno alcuni dei principali nodi della storia del Novecento intrecciando fotografie, immagini, documenti, racconti di vita, romanzi, fumetti e albi illustrati.
Un evento in cui la voce dei testimoni si intreccerà a quella degli storici e in cui le immagini evocate da un’attrice e due musicisti si mescoleranno con fotografie e illustrazioni.
Quali sono le scelte e i percorsi di vita individuali e come influiscono nella storia della comunità?
Gli eventi narrati si svolgono nella Trieste degli anni ’30-’40 seguendo i destini incrociati (le storie vere) di 5 famiglie ebraiche del capoluogo giuliano che diventerà il palco per l’annuncio delle leggi razziali nel settembre del 1938 e si troverà al centro dell’occupazione nazista dopo l’8 settembre 1943.

La memoria restituita / Performance multimediale itinerante

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LA MEMORIA RESTITUITA

Un percorso multimediale tra le storie dei ricoverati-lavoratori dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Gorizia.

un progetto di: Quarantasettezeroquattro
in collaborazione con: Lunatico Festival
regia: Chiara Perini
ricerche d’archivio e consulenza scientifica: Sara Fantin / La Collina cooperativa sociale
videoproiezioni: Andrea Colbacchini
sistemi interattivi: Paolo Scoppola
coreografie: Sarah Taylor
con: Sergio Pancaldi e Sara Taylor
con la partecipazione di
Oltre Quella Sedia – compagnia di Teatro Interesshante:
Arianna Ballarin, Corrado Canu, Stefano Pincin, Cecilia Tomsig, Marco Tortul, Lina Veccia
musiche live: Paolo Scoppola

si ringraziano per la collaborazione:
Elisa Stocco / CSM di Gorizia
Ilaria Bastiani / La Collina cooperativa sociale
Cristina Gregoris

Ingresso gratuito

Ritrovo: spiazzo antistante il padiglione esterno..

 


LO SPETTACOLO
La performance multimediale itinerante “La memoria restituita” prende spunto dalla ricerca archivistica che sta portando in luce documenti, cartelle cliniche e resoconti dell’archivio dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Gorizia con l’intenzione di condividere con gli spettatori alcune delle tante possibili storie del manicomio in cui ebbe inizio la riforma della psichiatria italiana. Franco Basaglia, direttore dell’ex-opp di Gorizia dal 1961 al 1969, sperimentò nella struttura goriziana un modus operandi che portò alla formulazione delle legge 180 del ’78 con conseguente smantellamento della struttura manicomiale italiana a cui farà seguito lo sviluppo dei Centri di Igiene Mentale, oggi Centri di Salute Mentale, attivi su tutto il territorio nazionale. Il focus della performance sono i pazienti-lavoratori. Dall’ergoterapia degli anni ’30 alle attività occupazionali promosse nel periodo basagliano fino alle attuali borse lavoro offerte ai pazienti dei Centri di Salute Mentale. Gli spettatori seguiranno un percorso che dall’interazione tra videomapping e lettura scenica approderà al teatro multimediale e alla performance di danza per concludersi con un’installazione interattiva che li porterà a farsi protagonisti diretti di questa esperienza mediatica.


OLTRE QUELLA SEDIA
A partire da un percorso di teatro sperimentale nel 2002 nasce “Oltre quella sedia”; nel 2009 “Oltre Quella Sedia” diventa associazione di promozione sociale e offre una proposta teatrale tesa alla ricerca della valorizzazione delle abilità e delle capacità del singolo che trasformano in ricchezza del gruppo, creando spettacoli che non si fermino al palcoscenico, ma “inondino” lo spettatore con messaggi ed emozioni. Lo spettacolo utilizza l’espressione corporea, la voce, le parole (intese come significanti e come significato), il movimento, le musiche, il silenzio e mette in contrapposizione momenti corali a momenti di espressione individuale, dando vita ad assonanze e dissonanze e lavorando sul gesto che diventa azione consapevole e che passa da grande a estremamente misurato, da veloce a ostinatamente lento, fino ad arrivare all’immobilità, per sottolineare il suo respiro.
Gli attori si muovono sul palco, realizzando momenti dinamici e statici come in una sorta di album di famiglia che si sfoglia, soffermandosi a ogni foto. Ognuna di esse appartiene a una storia, a un vissuto di sentimenti e sensazioni da condividere con lo spettatore che viene avvolto dalle emozioni, stravolto nei pensieri e reso protagonista di un’opera d’arte.

SERGIO PANCALDI
Segio Pancaldi è attore dal 1997 quando sotto la guida artistica di Aldo Vivoda inizia la sua collaborazione con la compagnia teatrale Petit Soleil. Attualmente collabora con Hangar Teatri ed è insegnante e regista al CUT Trieste – Centro Universitario Teatrale di Trieste. In passato ha lavorato con l’Accademia della Follia e con la Fabbrica delle Bucce.

SARAH TAYLOR
Danzatrice e coreografa formatasi all’Australian Ballet School secondo le tecniche Cunningham e Graham; si è perfezionata presso la Martha Graham School a New York.
Dal 2010 collabora con la compagnia del Balletto di Roma in qualità di maître de ballet del corpo di ballo e assistente ripetitrice dei coreografi ospiti.

Interessata alla danza interattiva e alle nuove tecnologie ha collaborato con la Graz University of Technology e con il dipartimento di musica elettronica del Conservatorio “G. Tartini” di Trieste.

Per 10 anni ha collaborato con l’Accademia della Follia e ha diretto la coreografia di Divercity@040: psico-musical (regia di Claudio Misculin).

PAOLO SCOPPOLA
Paolo Scoppola, laurea in informatica presso l’Università “La Sapienza”, è un video artista e musicista. Ha lavorato per diverse aziende italiane nel campo della grafica 3D, producendo nel frattempo musiche per documentari e sigle televisive.Realizza video installazioni interattive su grandi schermi producendo software, musiche e immagini.
Nel corso della performance multimediale “La memoria ritrovata” viene utilizzata la sua installazione interattiva “Air Drops”. Scoppola assiste alla realizzazione del disegno di luce e dialoga con lo spettatore/pittore attraverso le note di un pianoforte.

FAKE/not. Tutto il mondo è una bufala?

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FAKE/not
tutto il mondo è una bufala?

lezione-spettacolo multimediale

di e con Gabriela Jacomella
video Ruben Vuaran / Andrea Colbacchini
musiche Alessandro Ruzzier
una produzione Quarantasettezeroquattro/Festival Contaminazioni digitali
durata 50’

È l’espressione più usata (e abusata) degli ultimi tempi, al punto da essersi sostituita, anche in Italia, alla vecchia e cara “bufala”: è la fake news, la notizia falsa, quella che ci capita sotto il naso mentre consultiamo i social network oppure ci viene recapitata pronta per la lettura nella casella di posta elettronica, o tra i messaggi di WhatsApp. Ma è anche la notizia “avariata” che viene diffusa dai media tradizionali, a loro volta vittime di clamorosi svarioni o promotori di smaccata propaganda.
Tutto il mondo è fake, oppure anche questa è una storia inventata? Fake/Not è uno spettacolo multimediale, un monologo teatrale in cui la voce narrante viene accompagnata da proiezioni, animazioni, musiche e intreccia un discorso visivo e sonoro che ci aiuta ad esplorare la storia, la natura e la complessità dell’universo della disinformazione. Ispirato e liberamente tratto da “Il falso e il vero. Fake news: che cosa sono, chi ci guadagna, come evitarle”(Feltrinelli 2017), FAKE/not è un’esplorazione che prende le mosse da lontano, ben prima dell’avvento dell’era digitale, e che vuole farci riflettere su come le dinamiche che consentono il proliferare delle fake news siano al tempo stesso correlate e indipendenti dall’esistenza dei social network. Dalla Donazione di Costantino al mostro di Loch Ness, dai Protocolli dei Savi di Sion alla Guerra dei Mondi, le notizie inventate – per i motivi più disparati – hanno sempre fatto parte della nostra narrazione collettiva. Ma mentre le immagini scorrono sugli schermi, moltiplicando e rifrangendo i punti di vista e le suggestioni, ecco che ci troviamo proiettati in un mondo nuovo, fatto di velocità e viralità, di bolle e camere dell’eco. Un mondo in cui il messaggio si perde nella cacofonia di voci, in cui diventa impossibile trovare il momento giusto per fermarsi, valutare, analizzare. Un mondo in cui è sempre più necessario comprendere di quali pulsioni, emozioni e pregiudizi rischiamo di cadere vittime.
Un mondo che è fake, e al tempo stesso non lo è. Ed è raccontando le storie di chi con le fake news lavora, di chi le crea e di chi cerca di sbugiardarle, di chi ne è vittima e di chi ci costruisce le sue fortune, che arriveremo a capire insieme quale può essere il nostro ruolo in questa “epidemia del nuovo millennio”. E non è detto che questo ruolo debba piacerci…

 

Gabriela Jacomella

Gabriela Jacomella è nata nel 1977 a Chiavenna (Sondrio). Dopo gli studi in Lettere e Filosofia alla Scuola normale superiore di Pisa, inizia a lavorare al “Corriere della Sera”. Durante i nove anni in via Solferino studia Diritto internazionale dei diritti umani a Oxford, dove ritorna per una fellowship al Reuters Institute for the Study of Journalism, con una ricerca su media europei e migrazioni. Lascia il “Corriere” nel 2011 e, negli anni successivi, si occupa di formazione e giornalismo nei paesi in via di sviluppo, dal Sud Sudan alla Birmania. Nel 2016 fonda, insieme a Nicola Bruno e Fulvio Romanin, Factcheckers, un’associazione no profit che promuove e diffonde la cultura del fact checking (vale a dire, la verifica dei fatti e delle fonti), soprattutto online. Dall’ottobre 2017 è Young Policy Leaders Fellow presso la School of Transnational Governance dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze). Ha pubblicato due graphic novel (con Gabriel Pacheco e Gianluca Costantini) e un libro per bambini, e collabora con varie testate italiane. Per Feltrinelli Kids, Il falso e il vero. Fake news: che cosa sono, chi ci guadagna, come evitarle (2017).

Sacrica la scheda dello spettacolo (.pdf)

DUE SOLDATI, DUE STORIE, UN’UNICA GRANDE GUERRA

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Cortometraggio

Laboratorio a cura di: Alessandro Cattunar
Docente Referente: Francesca Turchetto
Testi scritti dagli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado “G. D’Artegna” di Artegna
Interviste realizzate dagli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado “G. D’Artegna” di Artegna.
Regia, riprese e montaggio: Ruben Vuaran

A cura di: Associazione Quarantasettezeroquattro e Rete Sbilf

 

Una ricerca sul campo, alla scoperta di due storie avvenute nello stesso luogo: Cercivento.
La vicenda dei fucilati di Cercivento è ormai entrata a far parte del dibattito pubblico. La sorte di quattro giovani soldati fucilati per aver contestato un ordine suicida è uno degli episodi che meglio racconta l’assurdità della Prima guerra mondiale, delle sue logiche e delle conseguenze che ebbe sulle persone e le comunità.

In questo cortometraggio gli studenti di Artegna vanno alla scoperta di un territorio e di due storie di vita: quella di Silvio Ortis fucilato, appunto, a Cercivento e quella di Leonardo Adotti, goniometria, che fu decorato per il suo valore militare.
Due destini solo apparentemente opposti.

LA DIGNITA’ OFFESA

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Spettacolo Video-Teatrale

 

progetto a cura di: Alessandro Cattunar, Natalie Norma Fella
docenti referenti: Flavia Valerio, Francesca Turchetto
laboratori didattici e regia teatrale: Alessandro Cattunar, Natalie Norma Fella
video: Ruben Vuaran
sceneggiatura: Natalie Norma Fella
musiche dal vivo: Paolo Paron

Uno spettacolo di teatro multimediale / una ricostruzione della vicenda degli IMI durante la Seconda guerra mondiale / due storie di vita che si incontrano alla stazione di Artegna: un soldato di Rimini deportato dai nazisti e una ragazza che gli presta soccorso. La storia di Umberto Tamburini e Fides Jacuzzi.

In occasione della Giornata della Memoria 2016,
l’Associazione Quarantasettezeroquattro ha curato il progetto “I ragazzi ricordano la Shoah” coinvolgendo 40 studenti della Scuola secondaria “G.D’Artegna” di Artegna e 10 studenti dell’Istituto Magrini-Marchetti di Gemona.
Il progetto si proponeva di introdurre gli studenti alla storia dei totalitarismi, della Seconda guerra mondiale, delle deportazioni e delle resistenze con un approccio laboratoriale.

Nello specifico, si è posto al centro dell’attenzione la vicenda storica degli IMI, gli Internati Militari Italiani, deportati verso i campi di prigionia in Germania a seguito dell’Armistizio dell’8 settembre.
Le attività laboratoriali e di riflessione hanno preso spunto dalla biografia di Umberto Tamburini, oggi 94enne, originario di Rimini. Ai tempi del secondo conflitto mondiale Tamburini fu mandato militare a Fiume da dove, all’indomani dell’Armistizio, venne prelevato insieme a molti commilitoni per essere deportato nei campi di internamento a Berlino. Dopo una breve sosta alla Risiera di San Sabba il suo convoglio fece tappa alla stazione di Artegna dove un gruppo di donne si organizzò per prestare soccorso ai prigionieri, offrendo loro cibo e acqua. Durante la breve permanenza sui binari di Artegna i prigionieri ebbero l’opportunità di lasciar cadere dal vagone alcuni bigliettini con le loro generalità che vennero raccolti dalle donne di Artegna e recapitati alle famiglie, per far sapere che i loro cari erano ancora in vita e destinati a lunghi mesi di prigionia.
Umberto Tamburini sopravvisse al durissimo lavoro in diversi campi in Germania, da cui riuscì a fuggire per far ritorno a casa, a Rimini.

La storia di Umberto Tamburini e delle donne che gli prestarono soccorso durante la sua deportazione verso la Germania viene ricostruita attraverso un dialogo tra passato e presente, tra sguardi e punti di vista, tra videoproiezioni e reading sul palco.